Il regime forfettario è oggi una delle soluzioni fiscali più utilizzate dagli psicologi che lavorano in libera professione.
Spesso viene presentato come un regime “semplice” e conveniente, soprattutto nei primi anni di attività.
In parte è vero.
Ma nella pratica quotidiana molti professionisti scoprono che il funzionamento reale del forfettario è meno immediato di quanto sembri.
Capire bene come funziona è importante non solo per evitare errori, ma anche per comprendere realmente quanto si sta guadagnando e quanto occorre accantonare durante l’anno.
Cos’è il regime forfettario
Il regime forfettario è un regime fiscale agevolato destinato alle persone fisiche titolari di partita IVA che rispettano determinati requisiti previsti dalla normativa.
Prevede una tassazione semplificata rispetto al regime ordinario e una gestione contabile generalmente più leggera.
Per molti psicologi rappresenta il regime naturale di ingresso nella libera professione.
Il limite di ricavi
Per poter accedere o permanere nel regime forfettario è necessario rispettare il limite annuo di ricavi previsto dalla normativa vigente.
Negli ultimi anni la soglia di riferimento è stata fissata a 85.000 euro annui.
Superare determinati limiti può comportare l’uscita dal regime agevolato, con conseguenze fiscali e organizzative importanti.
Per questo motivo monitorare l’andamento dell’attività durante l’anno è fondamentale.
Come vengono calcolate le tasse nel forfettario
Uno degli aspetti che genera più confusione riguarda il calcolo delle imposte. Nel regime forfettario non si pagano le tasse sull’intero fatturato. Per gli psicologi – come ogni contribuente in regime forfetario – viene infatti applicato un coefficiente di redditività pari al 78%. Questo significa che, fiscalmente, il reddito imponibile non coincide con tutto ciò che si incassa.
Facciamo un esempio molto semplice.
Se uno psicologo incassa 30.000 euro annui:
- il 78% viene considerato reddito imponibile;
- il restante 22% viene considerato forfettariamente come spesa.
In pratica:
30.000 € x 78% = 23.400 €
Il reddito imponibile sarà quindi pari a 23.400 euro.
Su questa cifra verranno poi calcolati:
- contributi previdenziali;
- imposta sostitutiva.
L’imposta sostitutiva
Nel regime forfettario si applica un’imposta sostitutiva che prende il posto di:
- IRPEF;
- addizionali regionali;
- addizionali comunali.
L’aliquota ordinaria è pari al 15%.
In alcuni casi specifici, nei primi anni di attività e in presenza dei requisiti previsti dalla normativa, può essere applicata un’aliquota ridotta al 5%.
E l’ENPAP?
Qui spesso nasce una delle maggiori confusioni. Gli psicologi iscritti all’Albo che esercitano la libera professione devono iscriversi all’ENPAP. I contributi previdenziali non sostituiscono le tasse.
Sono due cose diverse.
Per questo motivo molti professionisti commettono un errore molto comune: incassano senza accantonare abbastanza durante l’anno e si ritrovano poi con difficoltà nel momento dei pagamenti.
Il forfettario è sempre conveniente?
Non necessariamente. Molto dipende dalla situazione personale e professionale.
Ad esempio:
- volume di fatturato;
- presenza di costi elevati;
- prospettive di crescita;
- altre attività lavorative;
- composizione del reddito;
- investimenti professionali.
Il regime forfettario è spesso molto vantaggioso nei primi anni o in attività con costi contenuti. Tuttavia non è corretto considerarlo automaticamente la scelta migliore in assoluto. In alcuni casi il regime ordinario può risultare più sostenibile o più adatto alla situazione specifica.
Gli errori più frequenti nel regime forfettario
1. Pensare che “il netto” coincida con ciò che entra sul conto
È probabilmente l’errore più diffuso. Il fatto che il denaro venga incassato non significa che sia tutto realmente disponibile.
Una parte dovrà essere destinata a:
- tasse;
- contributi;
- spese professionali;
- eventuali investimenti.
2. Non accantonare durante l’anno
Questo è un errore molto frequente (e anche piuttosto grave/ rischioso). Molti colleghi arrivano infatti alle scadenze fiscali senza aver pianificato adeguatamente gli accantonamenti. E questo genera stress e difficoltà economiche che tutavia sono facilmente evitabili.
3. Non monitorare il fatturato
Tenere sotto controllo l’andamento dell’attività è fondamentale. Superare alcune soglie senza una pianificazione preventiva può creare problemi importanti, magari non immediatamente visibile poiché potenzialmente non ricadenti sull’anno in corso… ma su quello successivo.
4. Confondere semplicità con assenza di regole
Il regime forfettario semplifica diversi aspetti burocratici, ma non elimina gli obblighi fiscali e previdenziali. Si tratta di una agevolazione e non di un paradiso fiscale. Serve infatti comunque porre sufficiente attenzione nella gestione dell’attività.
Quanto conta avere strumenti adeguati
Molti psicologi oggi cercano sistemi che permettano di:
- monitorare facilmente gli incassi;
- tenere sotto controllo il fatturato;
- gestire fatture e documenti;
- collaborare con il commercialista;
- avere maggiore chiarezza sulla propria situazione economica.
Anche piccoli strumenti organizzativi possono aiutare molto a ridurre ansia ed errori.
Conclusioni
Il regime forfettario può rappresentare un’ottima soluzione per molti psicologi, soprattutto nelle prime fasi della libera professione.
Tuttavia è importante comprenderne realmente il funzionamento.
Avere una visione chiara di tasse, contributi, limiti e sostenibilità economica permette di evitare errori molto comuni e di gestire l’attività con maggiore consapevolezza.
Come spesso accade, la differenza non la fa soltanto il regime fiscale scelto, ma anche il modo in cui viene gestita la professione nel suo complesso.
Le informazioni presenti in questo articolo hanno carattere divulgativo e si riferiscono alla normativa vigente al momento della pubblicazione. Per valutazioni specifiche è sempre opportuno confrontarsi con il proprio commercialista.



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